Chi ben comincia è a metà dell’opera… sarà così? La gestione digitale del colore - 2
Ago 13

eizoSono fermamente convinto che per vedere stampato correttamente ciò che visualizziamo a monitor non sia sufficiente incrociare le dita ed affidarsi al proprio santo protettore. Per questo motivo uno sguardo attento sugli aspetti chiave della gestione digitale del colore non potrebbe che aumentare le probabilità di ottenere un risultato all’altezza delle aspettative.

Lo scopo della gestione del colore nel campo delle arti grafiche è la possibilità di riprodurre una immagine digitale con periferiche diverse mantenendone l’aspetto il più possibile inalterato rispetto all’originale.

La visione a monitor di un’immagine scattata con una fotocamera digitale dovrebbe apparire uguale alla scena catturata, così come la visione su altri monitor o ancora la stampa con diverse stampanti e supporti.

La gestione digitale del colore è l’insieme delle tecnologie sviluppate per fare in modo che ciò avvenga.

Correzione del colore e gestione del colore non sono sinonimi e spesso vengono confusi, mentre sono due cose profondamente diverse. La correzione colore, o fotoritocco, mira a rendere un’immagine più attraente mediante un’elaborazione dell’aspetto, per esempio aumentare il contrasto o eliminare una dominante di colore. Si tratta quindi di un’attività creativa, basata sul gusto estetico e l’esperienza dell’operatore.

Al contrario, la gestione del colore non ha lo scopo di migliorare ma di mantenere l’aspetto di una immagine, gradevole o meno che sia.

LE ORIGINI DELLA MISURAZIONE DEL COLOREvisione

Il colore è una sensazione mentale che deriva da uno stimolo fisico, la luce. Quest’ultima è oggettivamente misurabile, ma la sensazione che ne deriva è soggettiva. L’occhio in realtà è uno strumento ottico, che al suo interno registra delle immagini proiettate da oggetti che si trovano all’esterno; l’autentico motore della comprensione è il cervello.

I primi studi sulla luce riportano al celebre esperimento della dispersione di un fascio di luce nello spettro del visibile attraverso un prisma, che porta a compimento una serie di esperienze iniziata da Cartesio nel 1637. A Newton si deve la ricomposizione di tale fascio riottenendo il fascio originale, potendo così dimostrare che i colori spettrali erano proprietà della luce e non del mezzo con cui era realizzato il prisma. Newton compie il suo esperimento nel 1704 e, influenzato dalla cultura del suo tempo, egli individua 7 colori perché 7 è un numero magico e 7 sono le note. Nel 1802 Young spiega il tricromatismo ipotizzando la presenza sulla retina di tre particelle, ciascuna sensibile ad uno dei tre colori fondamentali. All’inizio del Novecento si è avvertita la necessità di collegare tra loro i vari studi, operazione compiuta dalla Cie nel 1931, quando propose una tecnica per misurare ogni singolo colore con tre numeri X, Y e Z.

È dunque possibile misurare il colore, pur essendo questo una sensazione, a patto di riferirsi ad un singolo osservatore ipotetico standard, di cui si fissano le caratteristiche dei fotorecettori della retina, e con una modalità di osservazione fissata, per Cie con angolo di 2º. Utilizzando tali coordinate si possono individuare e comunicare con precisione i colori che si vogliono stampare e con appositi strumenti, i colorimetri, si possono misurare le coordinate colorimetriche di ogni colore.

Cie

Nascono quindi i primi strumenti di misura: nel 1935 il primo spettrofotometro commerciale, seguito nel 1948 dal colorimetro tristimolo per la misura delle differenze di colore. Con l’avvento dei calcolatori si cerca di realizzare dei sistemi di imitazione del colore, dapprima nel 1958 con sistemi analogici e qualche anno più tardi, nel 1961, con calcolatore digitale. Nel frattempo G.Wald e P.Brown, contemporaneamente a E. MacNichol e W.Marks, scoprono i tre coni sensibili ai tre colori fondamentali, confermando l’ipotesi di Young. È del 1967-68 il primo collegamento diretto di spettrofotometro e calcolatore digitale, seguito nel 1973 dal collegamento di un colorimetro tristimolo con un minicomputer per la misura delle differenze di colore. Un ulteriore passo in avanti viene fatto nel 1978, con la sostituzione del minicomputer con un microprocessore inserito nel colorimetro. Questo ha portato ad una larga diffusione dei sistemi colore, in quanto i microprocessori permettono di limitare le dimensioni e consentono spostamenti.

Prossimo articolo su questo argomanto: i profili colore

Ulteriori notizie sull’argomento sul sito www.boscarol.com e www.photoactivity.com

One Response to “La gestione digitale del colore - 1”

  1. vassilia Says:

    Utile, utile e cosa dire ancora… utile! è spiegato veramente in maniera chiara! penso proprio che diventerò un’assidua frequentatrice di questo blog!

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