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Ago 15

pixel RGBOggi la saga della gestione del colore si arricchisce di un nuovo episodio, quello relativo alla caratterizzazione di una periferica.

È diffusa l’idea che che i valori di RGB o CMYK definiscano precisamente il colore di un pixel, ma basta pensare a ciò che si vede nei negozi di elettrodomestici, dove ci sono pareti intere con televisori diversi sintonizzati sullo stesso programma e colori tutti differenti, per capire che non è così.

I segnali che arrivano (cioè i valori dei pixel) sono gli stessi, ma vengono resi diversamente dai vari monitor.

I valori 255R 0G 0B rappresentano un rosso, che però può apparire più o meno saturo, più o meno chiaro, tendente all’arancio o al viola in base alla periferica sulla quale è visualizzato. I colori di una immagine RGB dipendono dal monitor con il quale l’immagine è visualizzata, per via del fatto che i monitor sono costruiti con differenti tecnologie, costruttori e materiali. Lo stesso discorso vale per le periferiche di stampa, in quanto le stesse percentuali di CMYK producono colori diversi al cambiare dei supporti, dei coloranti e delle tecnologie. Ogni periferica produce o legge i colori a modo suo, il significato dei numeri è device-dependent.

Se si dice “rosso” … e ci sono cinquanta persone che ascoltano, ci si può tranquillamente aspettare che abbiano in mente cinquanta tipi di rosso. E si può essere sicuri che tutti questi rossi saranno molto diversi.

Josef Albers, Interazione del colore, 1971

È per questo che i valori di periferica (RGB e CMYK) sono chiamati “numeri”, mentre “colore” è la nostra percezione e le coordinate colorimetriche (XYZ, Yxy, Lab) sono ciò che la rappresenta. Occorre quindi creare delle tabelle di corrispondenza tra i numeri e i colori, cioè preparare la caratterizzazione delle varie periferiche. Per esempio per eseguire la caratterizzazione di una fotocamera si potrà fotografare un tagret composto da tacche colorate di cui si sono misurate le coordinate colorimetriche X, Y e Z ed inserire i valori di R, G, e B ottenuti in una tabella, chiamata appunto tabella di caratterizzazione. Questa tabella, per ogni combinazione di RGB fotografata fornisce il valore delle coordinate colorimetriche corrispondenti (i colori non fotografati verranno calcolati per interpolazione). Mediante la tabella si potrà determinare con precisione il significato dei numeri di una qualsiasi immagine catturata con quella fotocamera e quella illuminazione.In questo modo i numeri, che erano device-dependent, possono essere resi device-independent.

 

periferiche

Le tabelle di caratterizzazione si riferiscono però a condizioni note e il più possibile stabili di una periferica, per cui ad un monitor nelle condizioni in cui era quando sono state fatte le misure (con quei valori di luminosità e contasto) o una stampante con un determinato set di inchiostri e una data carta.

Condizioni da mantenere stabili una volta eseguita la caratterizzazione:

- Scanner: originale

- Fotocamera: illuminazione

- Monitor: luminosità, contrasto, gamma, bianco

- Stampante: carta, inchiostri

 LA CONVERSIONE DI COLORE

Una volta ottenute le tabelle di caratterizzazione si può far uso di esse per passare da una periferica all’altra: la tabella di origine viene letta nella direzione da coordinate di periferica a coordinate colorimetriche, la tabella di destinazione viene letta da coordinate colorimetriche a coordinate di periferica.

Si può dire che occorre cambiare i numeri per non cambiare il colore.

conversione

Prossimo articolo su questo argomanto: il gamut e gli intenti di rendering

Ulteriori notizie sull’argomento sul sito www.boscarol.com e www.photoactivity.com

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