Tecnologia fluida Navigazione a trascinamento
Ago 30

Per rendere operante la gestione digitale del colore sono nate delle architetture software chiamate CMS (Color Management System) che si basano sulle tabelle di caratterizzazione delle periferiche, sugli intenti di rendering e sui motori di colore, meccanismi che eseguono le conversioni. Questi elementi possono così essere implementati nell’ambito di un sistema operativo, di una applicazione o di un driver di stampa.
Oltre ad alcune tecnologie proprietarie (utilizzate da EFI, Kodak, GMG) esistono tecnologie aperte, che implementano in modi diversi i vari componenti di un sistema per la gestione del colore. La più diffusa tecnologia aperta è quella standardizzata dall’ICC a partire dal 1955, ma viene anche usata quella che fa parte del linguaggio PostScript di Adobe, PCM (immagine sotto).

pcm

 


La conversione di colore in PCM può essere effettuata solo se sono presenti un profilo di origine e uno di destinazione.
Il profilo di origine CSA (che converte da coordinate di periferica a coordinate colorimetriche) è specificato nel programma PostScript che viene caricato nel rip; il profilo di destinazione CRD (che converte da coordinate colorimetriche a coordinate di periferica) è il profilo della stampante, che risiede nel rip della stampante.
In PCM dunque, tra profilo di origine e profilo di destinazione vi è una naturale separazione: il primo sta nel programma PostScript, il secondo sta nel rip stesso, per cui il profilo PCM è unidirezionale. CSA e CRD esistono solo come istruzioni del linguaggio PostScript, non come file, e sono espressi in termini dello spazio colorimetrico XYZ CIE 1931.
ICC è una tecnologia di colore che agisce on-host: la conversione di colore da un profilo di origine ad un profilo di destinazione avviene (in maniera trasparente o sotto il controllo dell’utente) nelle applicazioni o nel driver di stampa.

icc

ICC ha standardizzato una tecnologia di implementazione di profili di colore che supporta gli spazi colorimetrici XYZ e Lab D50. Il profilo può agire sia da origine che da destinazione e tutti gli intenti di rendering sono implementati nel profilo.
Il software che esegue il calcolo della conversione di colore è detto motore di colore (CMM), deve supportare sia XYZ che Lab ed è responsabile:
- della creazione e del calcolo delle trasformazioni di colore
- dell’implementazione di intenti non compresi nelle tabelle (colorimetrico assoluto a partire da colorimetrico relativo, compensazione del punto nero)
- dell’interpolazione delle tabelle
- dei calcoli e degli arrotondamenti
- della conversione tra gli spazi colorimetrici XYZ e Lab
Le specifiche ICC prevedono le seguenti classi di profili di periferica:
- input (scanner, fotocamera);
- display (monitor);
- output (macchine da stampa, stampanti, stampatrici).
e le seguenti classi di profili speciali, non di periferica:
- abstract, per descrivere una singola conversione da Pcs a Pcs;
- colorspace, per descrivere la conversione diretta e inversa tra un Pcs e un altro spazio, per esempio Lab D65, Luv, Yxy;
- devicelink, per collegare direttamente tra loro due periferiche, senza utilizzare un Pcs intermedio;
- namedcolor, per la gestione dei colori di libreria (Pantone, Focaltone, Trumatch)
La tecnologia Icc può essere implementata a livello di applicazione o di sistema operativo. Un esempio di implementazione a livello di applicazione è quello che Adobe ha incorporato in Photoshop, Illustrator, InDesign e Acrobat.
Il motore di colore utilizzato si chiama Adobe Ace (Adobe Color Engine).
Invece esempi di implementazione a livello di sistema si trovano in Mac OS e Mac OS X, dove la parte che si occupa della gestione del colore secondo le specifiche Icc si chiama ColorSync e in Windows 98, 2000 e Xp dove si chiama Icm (Image Color Management).
In Windows 95 e Nt non è implementato alcun CMS a livello di sistema operativo. Avere una parte del sistema operativo che si occupa di gestione del colore semplifica la vita all’utente, perché offre alle applicazioni, alle periferiche e agli altri componenti del sistema operativo un metodo comune per il controllo e la conversione dei colori tra periferiche. Le applicazioni possono basarsi completamente sull’architettura di gestione colore del sistema oppure avere una propria architettura che utilizza solo in parte gli strumenti messi a disposizione dal sistema operativo.

Prossimo articolo sulla gestione del colore: gli strumenti

Come sempre ulteriori notizie sull’argomento sul sito www.boscarol.com e www.photoactivity.com

Leave a Reply